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23.04.2008
Detenuti: riabilitazione e pubblica sicurezza attraverso il lavoro in cooperative sociali
Firmato oggi, 31 Ottobre 2007, il protocollo d'intesa tra UEPE e CONFCOOPERATIVE.

Oggi a Palazzo Moroni è stata posta la sigla sul protocollo d’intesa tra l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Padova e Rovigo (U.E.P.E.) e Confcooperative - Federsolidarietà Padova finalizzato a favorire l’inserimento lavorativo di persone in esecuzione penale esterna presso cooperative sociali.

L’accordo nasce dalla convinzione che “il recupero e il reinserimento sociale di persone coinvolte in attività criminose possano essere raggiunti impegnando gli interessati in attività produttive e facendogli conseguire disponibilità economiche idonee a soddisfare i bisogni propri”.

Spiega Fabrizio Panozzo, Presidente Confcooperative - Federsolidarietà Padova: «Quello di oggi è un importante risultato, frutto di un lavoro iniziato un anno fa finalizzato a creare opportunità d’inserimento lavorativo in cooperative di tipo B per detenuti. L’idea di fondo era creare una sinergia per offrire possibilità lavorative/riabilitative fuori dal carcere e allo stesso tempo compiere la mission delle cooperative di tipo B, la cui finalità è l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. A Padova le cooperative di tipo B aderenti a Confcooperative sono 38, il 43% delle cooperative sociali».

Per Ugo Campagnaro, Presidente Confcooperative Unione Interprovinciale di Padova e Rovigo: «Questo protocollo costituisce un progetto pilota che ora coinvolge le cooperative sociali ma che desideriamo venga allargato a tutte le cooperative. Il dato impressionante è che la recidiva dei reati cade dal 70% al 18% se i detenuti sono accompagnati in un progetto di recupero. Questo ci stimola ad attivarci, sia come cittadini che come cooperatori, per dare il nostro contributo alla comunità in termini di sicurezza sociale. È questo il concetto chiave che sta alla base di questo protocollo e che guiderà le nostre azioni future».

Il nesso tra reinserimento sociale dei detenuti e pubblica sicurezza viene ripreso da Daria Morara dell’UEPE, Ufficio Esecuzione Penitenziaria Esterna: «Il lavoro rappresenta un aspetto fondamentale nella riabilitazione dei detenuti: le persone messe a misure alternative hanno una recidiva molto minore rispetto a quelle che non lo fanno. Prima dell’indulto nel giugno del 2007 l’UEPE si occupava di 250 persone detenute nella provincia di Padova, di cui 50 svolgevano un lavoro esterno, quasi esclusivamente in cooperative. Oggi i casi di nostra competenza sono circa 30, ma prevediamo un progressivo incremento. Vista l’esperienza positiva del passato l’UEPE ha agito per aumentare il numero delle cooperative di riferimento in vista degli inserimenti lavorativi, progetto che si avvia ufficialmente oggi con questo protocollo.»

A più riprese viene espressa l’importanza della qualità del lavoro ai fini dell’inclusione sociale. L’idea condivisa è che la vera riabilitazione avvenga quando si è gratificati dalla propria attività lavorativa e che le cooperative siano realtà in grado di rispondere a questa esigenza.

L’esecuzione penale esterna tenta di superare quindi gli effetti deleteri della carcerazione, che spesso radicalizzano le scelte delinquenziali. Le misure alternative alla detenzione, forniscono opportunità di percorsi esistenziali affrancati dal crimine, offrendo maggiori possibilità di recupero delle persone, in un’ottica di prevenzione rispetto ai rischi di recidiva e pertanto di maggior sicurezza sociale.